Così inizia l’articolo di Ettore Livini su Dubai il 17 agosto scorso.
Parleremo spesso di città futura in questo blog. Giorni fa ne ha parlato appunto il supplemento La Domenica di Repubblica, con una sezione dedicata a Dubai. La metropoli del futuro sposta sempre i suoi confini e dopo Parigi, dopo New York, oggi tocca a Dubai.
Nella stessa sezione il secondo articolo, di Gabriele Romagnoli, dice: “la città del futuro è come la città ideale: tutti ne parlano, ma nessuno la crea. La “città del sole” di cui parlava il filosofo Tommaso Campanella ha avuto molteplici tentativi di realizzazione, almeno in piccolissima scala (Christiania in Danimarca, Arcosanti in Arizona, per esempio), quella dell’avvenire è un concetto che si sposta come l’avvenire stesso.“
Uno delle caratteristiche fa fa di Dubai una Futuropoli a tutti gli effetti è che nasce dal nulla, è nata nel deserto, e “il deserto ha molti svantaggi ma nessun limite“.
E guarda caso proprio ieri è uscita la notizia di ZIGGURAT, una città nella città, una mega-piramide, ecocompatibile e ecosostenibile, che potrà ospitare fino ad un milione di persone.
Dove verrà costruita questo spazio di futuro urbano che evoca nel nome le costruzioni templari mesopotamiche? Ovviamente a Dubai!
Questa piramide “carbon-neutral” cercherà di mettere in pratica non solo le migliori idee di urban design, ma anche le più recenti pratiche di sostenibilità, utilizzando solo risorse naturali e rinnovabili e addirittura con un efficiente sistema di trasporti interno che correrà sia in orizzontale che in verticale!
Guardando a Dubai, all’avvenire di Dubai e alle forme di Dubai, passando per la mente tutte le domande che sempre l’essere umano si è fatto riguardo la città del futuro. L’avvenire rompe le regole e, riprendendo l’articolo di Romagnoli, “Futuropoli viene continuamente scavalcata da se stessa“. Ma sarà veramente così il mondo in cui abiteremo? Le città continueranno ad essere incrocio e incontro di diversità o vivremo tutti in ghetti ultramoderni, magari ecocompatibili ma rifugi dell’omogenità e della società ricca e chiusa?
Le città sapranno riprodursi come luoghi dove ciò che è diverso si tiene insieme? Io spero di sì, perché, come conclude Romagnoli, “se il nostro futuro sarà figlio della coesione e non del conflitto è in luoghi così che dovremo abitare“.

e bravo matteo!
interessante…
buon blog!
Parlando di citta’ “ideali”, pianificate e razionalizzate, hai mai sentito parlare o sei mai stato a Milton Keynes in Inghilterra? Citta’ modernissima voluta da lord Rothschild sulla cui origine sono fiorite anche diverse storie.
ne ho sentito parlare ma non ho mai approfondito.
grazie della segnalazione, magari così approfondirò e ne farò un post.
ma a Dubai c’è qualcosa che è impossibile???
ma in quella citta basta immaginarle le cose che subito si realizzano!!
che fà il petrolio!!!
pare proprio che a dubai tutto sia possibile! per questo è interessante da osservare, da studiare, anche per la sua “artificialità”.
grazie paolo di essere passato di qua.