Le megalopoli minacciano di soffocare l’India. Appena conclusa la tornata elettorale più grande della storia dell’India, le riflessioni sulla realtà di quel paese si susseguono, e tra queste un articolo del Wall Street Journal, che ho ascoltato e poi letto nella rassegna stampa dei quotidiani esteri di Radio 3 ieri mattina (13/05/09), affronta il problema della rapida e problematica crescita urbana.
I giornalisti Patrick Barta e Krishna Pokharel nel loro articolo Megacities Threaten to Choke India dimostrano come i temi maggiori della discussione pubblica durante le elezioni siano stati il ralletntamento dell’economia, il terrorismo e la povertà rurale, ma il vero problema emergente nell’India attuale è l’esplosione urbana. Questa non è un fenomeno nuovo, o almeno non iniziato negli ultimi anni, ma la prepoccupazione è che molte città stanno raggiungendo rapidamente dimensioni di metropoli o megalopoli riproponendo gli stessi problemi delle due città simbolo della crescita degli anni ‘70 e ‘80, Mumbai e Calcutta, divenute globalmente sinonimo di povertà.
I dati che vengono presentati nell’articolo sono molto indicativi della crescita urbana dell’India, che, come in generale tutti i paesi delll’Asia, ormai è ai vertici mondiali per presenza di megacities: “The country already has 25 of the world’s 100-fastest growing urban areas, according to City Mayors, an international urban-affairs think tank. That compares with eight in China. Pune, near Mumbai, has more than four million people, about the same as the Houston area. Kanpur, in north central India, has more than three million, as does Surat, in western India. India is expected to add 10 million people a year between 2000 and 2030 to its 5,161 cities, according to the United Nations“.
Viene presentato in particolare il caso della città di Lucknow: “This capital of the northern state of Uttar Pradesh was once an orderly place known for its baroque monuments and lush gardens. Today, Lucknow has more than 780 slums, overflowing sewage pipes and streets choked by gridlock. Its population of 2.7 million, nearly triple the number in the 1980s, is adding as many as 150,000 new residents a year.” Sulle percentuali di crescita delle città indiane i numeri sono impressionanti (tra il 60 e il 160%) e vale la pena leggere anche gli approfondimenti statici legati all’articolo e il video correlato.
Se si volessero confrontare questi dati di crescita delle città e della povertà urbana degli ultimi due decenni con le stime e gli obiettivi fissati dal Millennium Goal sulla riduzione degli slums nel mondo (vedi sito), sarebbe subito evidente come tali obiettivi siano stati ampiamente falliti. Il problema è che non si impara mai dal passato e la crescita delle megalopoli nel mondo continua ad essere incontrollata, disordinata, non governata. Così scrive ancora l’articolo: “The result is dysfunctional government, says U.B. Singh, an urban-studies professor at the University of Lucknow. The mayor has the power to authorize the building of new roads, but not new bridges — a big problem in a city that flanks a river and is crisscrossed by canals. Despite rapidly falling water tables, there is no single authority empowered to determine when and where residents can drill wells. Private citizens regularly take matters into their own hands and drill for water themselves, further depleting the resources. “There is no concept of city planning, and what does exist only exists on paper,” Mr. Singh says. “Planning has totally failed here.”