Il primo muro fu eretto otto anni dopo il Muro di Berlino, ma a vent’anni dalla caduta di quest’ultimo, Belfast ha ancora le sue cosiddette peace lines.
In questo modo molto significativo (“The first one went up eight years after construction started on the Berlin Wall, but 20 years after that wall went down, Northern Ireland still has its so-called peace lines“) inizia un articolo di BBC News, “Forty years of peace lines”, che ci ricorda che il primo muro a Belfast che divide le Falls e Shankill Roads a Cupar Street fu eretto nel 1969 a seguito degli scontri e dell’incendio di case nella parte Ovest della città. Questo muro nel corso degli anni si è innalzato fino a più di sei metri. L’ultimo muro è stato costruito appena lo scorso anno.
In questo periodo si ritorna a parlare di violenza a Belfast, scoppiata in modo evidente anche durante le tradizionali parate orangiste del 12 luglio (come riportatto tra gli altri in un articolo dell’Irish Times e ripreso dal sempre aggiornato blog The Five Demands). Ci sono ovviamente delle differenze con la situazione del passato, e in questo momento gli attivisti e i dissidenti sembrano essere, sebbene pronti ad azioni anche molto violente, una piccola minoranza.
Eppure Belfast trasuda divisione, resa fisicamente evidente proprio dai suoi muri che ne caratterizzano il paesaggio e l’roganizzazione urbana. Ancora l’articolo della BBC riporta che in Irlanda del Nord ci sono 88 Peace Lines, la maggior parte delle quali a Belfast. Numerosi abitanti continuano a volere le barriere di divisione, sentendosi così più sicuri e non ci sono molti tentativi concreti di abbatterle. I muri fanno ormai parte della vita delle persone, ne determinano l’orizzonte urbano e la vita quotidiana: percorsi, modi di vita, spazio pubblico, organizzazione sociale. E mentre per i più anziani questa situazione è stata in passato un cambiamento significativo della propria vita e della propria città, per i più giovani la divisione fisica e la presenza di muri sono cose naturali, perchè essi hanno sempre vissuto questa condizione.
I muri sono accettati nella propria vita e nella propria identità così come i murales. Sono simboli della comunità, dell’appartenenza, della memoria e dell’identità. Il paesaggio a Belfast continua a d essere uno spazio di conflitto, con i muri, i murales, i memoriali.
Al di là della sicurezza “spicciola” ci si chiede a cosa veramente siano serviti e servano tuttora le peace lines. Non certo a costruire la pace, anzi, hanno rafforzato e radicato la divisione. E come riporta ancora l’articolo della BBC, dopo 40 anni di muri “For people living in the shadow of a concrete wall topped with fencing the peace they bring can help cement divisions rather than heal communities”.
vero che i muri devono aver contribuito all’istituzionalizzazione della divisione, con quanto ne consegue nella percezione dell’ “altro”.
va detto che solo due anni fa, quando a belfast ci vivevo, accanto al muro di west belfast potevi trovare i resti delle molotov e dei mattoni che si erano tirati la sera prima.
glom.