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Archive for gennaio 2009

grossman-con-gli-occhi-del-nemico1Grazie al regalo di un amico (grazie Renato!) mi sono letteralmente buttato a leggere questo libro, che, a lettura quasi appena iniziata, ho voluto postare perchè davvero coinvolgente, toccante, vero.

Con gli occhi del nemico. Raccontare la pace in un paese in guerra”, di David Grossman, edito da Oscar Mondadori, ci pone con forza il problema della capacità di saper ascoltare l’altro, del guardare il mondo mettendosi oltre il confine, del sentirsi parte di un tutto nel quale le parole e le narrazioni dell’altro hanno la dignità di essere ascoltate.

Leggiamo nella quarta di copertina: “Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? Semplicemente il proprio mestiere: scrivere. Creare storie in grado di far entrare i lettori nella pelle altrui, di far loro guardare il mondo con gli occhi di un altro. Anche se l’altro è un nemico.
Nei quattro brevi saggi che formano questo libro David Grossman ci offre una testimonianza di lancinante bellezza sul valore della letteratura e, insieme, un’amara e acuta riflessione sulla cupa realtà odierna del Medio Oriente e del mondo
“.

Guardare il mondo “con gli occhi del nemico”, come dice una interessante recensione su Articolo21, è la sfida posta da Grossman. Un libro attuale, bello e “difficile” allo stesso tempo, che ci mette di fronte alle nostre difficoltà che sono sempre più rafforzate dai conflitti e dalle guerre. Un libro che ci dice che la pace prima di tutto deve essere una scelta.

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giorno-memoria-09Oggi si celebra la Giornata della Memoria e come sempre si celebra a Trieste una delle cerimonie più importanti a livello nazionale, presso la Risiera di San Sabba, perché questo fu l’unico lager in Italia dove fu attivato un forno crematorio.

Dal sito ufficiale del Museo della Risiera del Comune di Trieste leggiamo: “La Risiera di San Sabba – stabilimento per la pilatura del riso edificato nel 1913 – venne utilizzata dopo l’8 settembre 1943 dall’occupatore nazista come campo di prigionia, e destinato in seguito allo smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia, al deposito dei beni razziati e alla detenzione ed eliminazione risiera-ssabbadi ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione anche un forno crematorio. Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale con decreto del Presidente della Repubblica. Nel 1975 la Risiera, ristrutturata su progetto dell’architetto Romano Boico, divenne Civico Museo della Risiera di San Sabba.(altro…)

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Le città italiane si stanno evolvendo tra non luoghi e superluoghi. Almeno questa sembra essere l’immagine che emerge dal rapporto 2008 della Società Geografica Italiana, intitolato “L’Italia delle città. Tra malessere e trasfigurazione”. I due termini usati sono di per sé già molto indicativi.

societa-geografica-italianaMentre da mesi ormai stiamo parlando di città in crisi e delle ricadute della crisi economica nella vita delle città, questo studio sullo stato delle città in Italia non ci dà certo segnali incoraggianti. Almeno questa è l’interpretazione che ne do io, rispetto ad alcuni elementi che vi accenno qua sotto.

Il rapporto (anche se, ammetto, non ho avuto ancora l’opportunità di leggerlo nella sua interezza) conferma una tendenza chiara da alcuni anni, e cioè che l’inurbamento del pianeta, e anche del nostro paese, è un processo ormai inarrestabile: la città e “l’urbanità” è caratteristica della contemporaneità, tanto che si parla di ambiente urbano anche per molte parti del territorio che non sono città.

L’altro aspetto che emerge è che l’evoluzione più recente delle città italiane è un’evoluzione prevalentemente di non-luoghi, o di superluoghi, come si è iniziato a chiamarli adesso. (altro…)

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Anche Las Vegas è in crisi.
Come molte città degli Stati Uniti, città simbolo e città marchio, anche la capitale del gioco d’azzardo è in crisi. Così dopo città come Detroit e Chicago, ora tocca anche a Las Vegas vedere indebolita la sua forza e la sua identità.

La recessione significa crisi di identità per Las Vegas, così titola un articolo di AP pubblicato pochi giorni fa sul sito di MSNBC (Slump means identity crisis for Las Vegas). Anche la Sin City del mondo ora è in un limbo: cantieri chiusi e grandi progetti fermi. E forse questo ha ancora maggiore forza evocativa della crisi rispetto alla situazione di altre città, perchè Las Vegas non è un posto come gli altri, non è una posto “normale”, ma è un’idea di città. L’articolo linkato qui sopra dice infatti che “This is not just a place people are born and live. Las Vegas is an enterprise“.

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Dello stesso tono un articolo uscito su Corriere.it, che titola “Las Vegas, il declino del sogno”, che sottolinea come la città occupa un posto unico nell’immaginario collettivo, e quindi “Più che una città, Las Vegas è da sempre uno state of mind“.

Appare sempre più evidente che lo sviluppo che pareva inarrestabile ormai deve essere ripensato. E ciò non vale solo per Las Vegas, o per altre città simbolo, ma per la società intera e per l’organizzazione che si è data fino ad ora. L’azzardo non erano solo i casinò e i matrimoni lampo di Las Vegas, ma un’intero modo di vedere lo sviluppo. Le città hanno sempre rappresentato il luogo del progresso e anche quello delle crisi e dalle città deve ripartire una idea nuova di futuro.

Il problema, secondo me, è capire quanto si sarà capaci di trovare scelte condivise, oppure quanto si opterà per il “si salvi chi può”, e allora ogni città lavorerà per se stessa. Chi sopravviverà avrà un futuro, gli altri indietro.

Dopo il ritorno dello Stato-nazione assisteremo al ritorno delle Città-Stato?

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La città vecchia

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l’esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d’esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l’ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”.

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

di Fabrizio De Andrè

Sono passati dieci anni. Un libero pensatore, un grandissimo poeta, un narratore come pochi della vita umana, della nostra società, delle sue distorsioni e delle ipocrisie. Grazie Fabrizio!

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