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Archive for the ‘Muri’ Category

Che la situazione in Belgio sia davvero critica era già emerso da notizie riportate in precedenti post, ma spesso le divisioni sono molto più evidenti quando si riscontrano da fatti di vita quotidiana e non solo da questioni politiche.
La notizia che arriva da Bruxelles e ripresa da PeaceReporter sembra incredibile, ma l’azienda dei trasporti pubblici della città si è vista costretta a proibire la trasmissione di musica francese e fiamminga nella metropolitana.
Il problema nasce dalle proteste di cittadini di lingua fiamminga che contestavano la trasmissione di canzoni solo in lingua francese, mentre, pare, nessuna canzone nel loro idioma veniva diffusa nelle stazioni e negli spazi della metro di Bruxelles.
Come spesso accade, in questi casi è difficile trovare un equilibrio, e la soluzione non è stata quella di cercare un’equa diffusione ma il problema è stato risolto eliminandolo: l’azienda dei trasporti ha infatti deciso di cancellare la trasmissione di musica di entrambe le lingue!

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Il Mediterraneo, Lampedusa, Ventimiglia, ma anche il fiume Evros e la regione di Strandza in Bulgaria: ecco i luoghi dove si delineano in forme diverse i nuovi muri d’Europa. Nelle scorse settimane, con gli sbarchi di migliaia di persone che fuggono dall’Africa, abbiamo assistito a un dibattito e a un confronto  che hanno messo in luce una posizione frammentata e contradditoria dell’Euroa rispetto al tema immigrazione. Un’Europa chiusa e divisa al suo interno, indifferente e crudele, in cui si è pronti ad interventi militari ma di gran lunga meno pronti ad affrontare situazioni umanitarie e flussi migratori che ormai attraversano quotidianamente i confini e i territori europei.

Mentre i flussi di persone causati dai cambiamenti epocali del Nord Africa e la guerra in Libia hanno fatto molto rumore e hanno trovato molto spazio sui media, mentre uno stato come la Francia nega il diritto di libero movimento a tutti i cittadini chiudendo una delle maggiori vie di comunicazione sulla linea est-ovest, silenziosamente l’Europa continua a costruire anche muri fisici, per arginare la porosità dei propri confini.

Il punto critico è il confine con la Turchia, attraverso il quale quotidianamente passano moltissime persone provenienti dai paesi più a est. Di un paio di mesi fa è la decisione della Grecia, appoggiata dalla Francia (vedi articolo su EurActive), di costruire una barriera di 12 Km, e alta 5 metri, lungo il fiume Evros, seguita a breve dalla notizia della volontà della Bulgaria innalzare un reticolato di protezione sul vecchio confine della Guerra fredda (in questo caso con la scusa anche della trasmissione di malattie animali, vedi un articolo su WorldBulletin).

Segnalo un bel articolo di Francesco Martino su Osservatorio Balcani Caucaso, Tutti dietro al muro, che evidenzia come dopo i conflitti recenti anche nei Balcani pochi facciano sforzi verso il dialogo ma molti “si affannano ad innalzare muri per tenere “l’altro” a distanza di sicurezza. E neppure l’Unione europea sembra immune da questa tentazione.” Europa muro appunto.

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“Un muro contro i talebani”, così viene definita la grande barriera costruita dalle truppe statunitensi in Afghanistan, nella provincia meridionale di Kandahar, distretto di Zhari. Lo riporta oggi in un articolo PeaceReporter, che descrive il manufatto e anche l’impatto che ha sul territorio e sulle comunità presenti.

Si tratta di una costruzione di cemento di 80 Km, che corre parallela ad una strada considerata strategica, la “ring road“, per impedire le imboscate dei talebani. Ufficialmente viene definito il muro del commercio e della sicurezza, ma la popolazione locale lo ritiene dannoso perchè taglia in due alcune comunità del territorio  e inutile perchè i talebani comunque trovano vie alternative. E, inoltre, quando piove il muro fa da diga e si creano fenomeni simili ad un’inondazione.

La foto qui affianco di questo nuovo muro, a Concrete barriers dubbed the “Great wall of Kandahar”, si trova sul sito dell’ Afghanistan Study Group, dove viene presentato anche il documento sulla nuova strategia statunitense nel paese, A New Way Forward.

Il contigente americano lo definisce una scelta obbligata. Come sempre però la costruzione di un muro dimostra il fallimento di una politica e di una strategia.

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In questi giorni si sta svolgendo il censimento in alcuni paesi balcanici e le tensioni tra i diversi gruppi nazionali emergono con forza, soprattutto in alcuni territori. In particolare in Kosovo e Montenegro ci sono tensioni che sono dimostrate da “scontri” verbali quasi quotidiani.

Un articolo di Predrag Milic di Associated Press, Montenegro Kosovo census ethnically tense, ci ricorda che per i due paesi è il primo censimento dopo l’indipendenza, mentre per la Croazia si tratta del secondo censimento (vedi articolo di AP). In Montenegro i politici serbi hanno accusato la parte montenegrina di una campagna aggressiva nei confronti dei serbi, sfociato in alcuni casi di “assimilazione violenta” di comunità nazionali serbe.

Per quanto riguarda il Kosovo invece la Serbia ha chiesto ufficialmente il boicottaggio del censimento, con una presa di posizione della Commissione parlamentare per il Kosovo (vedi notizia su B92). “Serbs should not respond to the census organized by the interim Kosovo institutions“, ha affermato ieri il Ministro serbo per il Kosovo, Goran Bogdanović, come riportato ancora in un articolo su B92. La posizione serba si basa sul non riconoscimento delle istituzioni kosovare, e la conseguente richiesta che il censimento sia effettuato dalle Nazioni Unite.

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Una nuova proposta arriva, e suona come una forte provocazione, nella situazione di contrapposizione in Belgio tra valloni e fiamminghi, che sembra sempre più irrisolvibile.
Oltre alle due regioni della Vallonia e delle Fiandre, esiste infatti l’area della capitale che forma un ente autonomo, la Regione di Brussels Capitale appunto.
Il sito Euroactive riporta il fatto che ora, di fronte all’impossibilità di trovare una soluzione e di formare un gorveno, la parte vallone (di lingua francese) passa al piano B: immaginare una futura federazione tra Vallonia e Bruxelles.

In realtà esiste già la Comunità Francese del Beglio che riunisce la due entità, ma il problema sta proprio nel passare da “Community” a “Federation”, cioè un’entità politco-amministrativa con un unico parlamento.

Le reazioni fiamminghe sono state contradditorie, quasi a dimostrare che in fondo tale provocazione è grave ma rientra nelle divisioni attuali del Belgio, che presenta una situazione ormai incancrenita.

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Nei giorni in cui in una Bosnia sempre più divisa sta con fatica e con grandi polemiche nascendo un governo nella Federezione Croato-Musulmana a sette mesi dalle elezioni, poca notizia sembra fare invece una situazione analoga nel cuore dell’Europa unita.

In Belgio sono passati dieci mesi dalle elezioni del giugno 2010 e ancora non si è riusciti a formare un governo. Anzi i sondaggi danno sempre più crescente il peso del partito separatista N-Va, che già aveva ottenuto un grande risultato alle elezioni. Come riportato in un breve articolo di PeaceReporter, in base a recenti sondaggi, nell’area fiamminga il partito ha raggiunto il 33% dei consensi.

Per chi volesse vedere i dati, qui il link a Libre Belgique, uno dei soggetti promotori del sondaggio citato.

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Il processo di integrazione europea dei Balcani da diversi anni è segnato da continui rinvii e soprattutto da una situazione molto frammentata, per il diverso stato di avanzamento dei negoziati dei vari paesi. Negli ultimi mesi sono partite diverse inziative a tutti i livelli per capire come poter procedere con una linea comune europea nella strada che porta all’adesione dei paesi balcanici alla UE, che molti ritengono “naturale”.

Segnalo con molto piacere l’interessante dibattito lanciato online da Osservatorio Balcani Caucaso, “Accelerare o rallentare il processo di adesione all’UE dei balcani occidentali?”, al quale si può partecipare attivamente. La pagina del dibattito è http://www.balcanicaucaso.org/ita/Eventi-OBC/Dibattito-sul-processo-di-adesione-all-Ue-dei-Balcani-occidentali

Oggi l’Unione sta attraversando una grave crisi. L’impasse non è più solo politica, come già era emerso negli anni scorsi con la “fatica da allargamento” e la difficoltà nel ridisegnare le regole comuni, ma anche economica. In questo contesto che fare con i Balcani?

Il dibattito è accompagnato dal dossier Europei, alla pagina http://www.balcanicaucaso.org/ita/Dossier/Europei2 . “La loro identità non si basa sul passato, ma sull’adesione ad un progetto futuro…

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