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Posts Tagged ‘Belfast’

Uno dei blog che leggo più spesso è The Five Demands, importante fonte quotidiana di informazione dal Nord Irlanda. Segnalo un interessante post, Una questione di identità, che riprende due articoli sul tema dell’esposizione “ossessiva” delle bandiere nazionali (in questo caso unioniste, mentre nella mia foto si vede una bandiera irlandese a ridosso di una delle Peace Line). La domanda che viene posta nei due articoli/commenti, è se tale ostentazione sia un’espressione di identità o di crisi di identità, come segno di insicurezza.

In una città come Belfast, dove i murales sono l’espressione più evidente dell’identicazione del territorio e dell’idenità varie aree urbane, a volte può passare quasi inosservata questa ostentazione delle bandiere, che invece rimangono tra i simboli di maggiore utilizzo nelle città divise e nei territori contesi per definire identità, appartenenza e “possesso”. Nei Balcani, ad esempio, spesso le bandiere sono appese anche alle porte delle chiese o sui minareti, o, come in Erzegovina, incise nella roccia lungo le strade e sopra l’arco di ingresso nelle gallerie. Oppure, come ho raccontato in passato riguardo al Kosovo, anche l’ostentazione di bandiere straniere rafforza il senso di appartenenza e definisce i legami di amicizia.

In fondo, bruciare le bandiere è un atto di grande spregio, proprio perchè la bandiera ha un significato così diretto come poche altre cose hanno. In contesti divisi e contesi identità e insicurezza in molti casi si sovrappongono. In fondo dove è sicura l’identità non c’è bisogno di ostentarla.

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Ieri sono stato ospite a Radio Popolare, nella trasmissione Jalla! Jalla!, che trattava il tema dei Nuovi Muri, e ringrazio gli autori e i conduttori.

Come dice la pagina della trasmissione, è stato un giro del mondo, passando dalla caduta del Muro di Berlino, all’Europa, ai Balcani, ai muri delle favelas di Rio de Janeiro, trattando poi anche i nuovi divieti che lì stanno emergendo. Una gran bella trasmissione!

Questo è il link della trasmissione (1 dicembre)

http://mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/jalla/

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Il primo muro fu eretto otto anni dopo il Muro di Berlino, ma a vent’anni dalla caduta di quest’ultimo, Belfast ha ancora le sue cosiddette peace lines.

Belfast peace line bombay streetIn questo modo molto significativo (“The first one went up eight years after construction started on the Berlin Wall, but 20 years after that wall went down, Northern Ireland still has its so-called peace lines“) inizia un articolo di BBC News, “Forty years of peace lines”, che ci ricorda che il primo muro a Belfast che divide le Falls e Shankill Roads a Cupar Street fu eretto nel 1969 a seguito degli scontri e dell’incendio di case nella parte Ovest della città. Questo muro nel corso degli anni si è innalzato fino a più di sei metri. L’ultimo muro è stato costruito appena lo scorso anno.

In questo periodo si ritorna a parlare di violenza a Belfast, scoppiata in modo evidente anche durante le tradizionali parate orangiste del 12 luglio (come riportatto tra gli altri in un articolo dell’Irish Times e ripreso dal sempre aggiornato blog The Five Demands). Ci sono ovviamente delle differenze con la situazione del passato, e in questo momento gli attivisti e i dissidenti sembrano essere, sebbene pronti ad azioni anche molto violente, una piccola minoranza.

Belfast muro graffitiEppure Belfast trasuda divisione, resa fisicamente evidente proprio dai suoi muri che ne caratterizzano il paesaggio e l’roganizzazione urbana. Ancora l’articolo della BBC riporta che in Irlanda del Nord ci sono 88  Peace Lines, la maggior parte delle quali a Belfast. Numerosi abitanti continuano a volere le barriere di divisione, sentendosi così più sicuri e non ci sono molti tentativi concreti di abbatterle. I muri fanno ormai parte della vita delle persone, ne determinano l’orizzonte urbano e la vita quotidiana: percorsi, modi di vita, spazio pubblico, organizzazione sociale. E mentre per i più anziani questa situazione è stata in passato un cambiamento significativo della propria vita e della propria città, per i più giovani la divisione fisica e la presenza di muri sono cose naturali, perchè essi hanno sempre vissuto questa condizione.Belfast murales IRA

I muri sono accettati nella propria vita e nella propria identità così come i murales. Sono simboli della comunità, dell’appartenenza, della memoria e dell’identità. Il paesaggio a Belfast continua a d essere uno spazio di conflitto, con i muri, i murales, i memoriali.

Al di là della sicurezza “spicciola” ci si chiede a cosa veramente siano serviti e servano tuttora le peace lines. Non certo a costruire la pace, anzi, hanno rafforzato e radicato la divisione. E come riporta ancora l’articolo della BBC, dopo 40 anni di muri “For people living in the shadow of a concrete wall topped with fencing the peace they bring can help cement divisions rather than heal communities”.Belfast road closed

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Nelle scorse settimane la questione nord-irlandese è tornata in prima pagina, con i tragici delitti che hanno scosso il processo di pace ormai consolidato da dieci anni e che fanno temere un ritorno al passato, all’epoca del conflitto vero e proprio dei “Troubles” (per chi non li conoscesse vedi qua e qua).

manifestazione-per-la-pace-in-irlanda-del-nord-bbc-newsLa comunità dell’Irlanda del Nord sembra reagire compatta, unita, dimostrando che la strada intrapresa nel 1998 è ormai quella voluta dalla maggioranza degli abitanti della regione, al di là delle appartnenenze. Non sembra quindi in pericolo la pace, e anche le manifestazioni dei giorni scorsi confermano la sensazione che indietro non si torna (per chi volesse approfondire ovviamente il sito BBC News è ricco di notizie su quanto succede, e un blog molto approfondito, ben fatto e aggiornato è The Five Demands).

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Città in crisi? Non per le ruote panoramiche sembra. Mentre nelle città del mondo sono fermi i grandi cantieri e la costruzione dei grattacieli è in crisi, come abbiamo anche riportato in alcuni post precedenti, sembra non essere per niente in crisi la costruzione di ruote panoramiche. Sempre più grandi, sempre più alte, stanno divenendo l’icona della competizione urbana a livello globale.

chicago-ferris-wheel-da-wikipediaÈ passato ormai più di un secolo dalla prima ruota, quella di Chicago del 1893, alta “appena” 80 metri scarsi e costruita per l’Esposizione Universale  come risposta alla Tour Eiffel di Parigi realizzata nella precedente esposizione del 1889. Di quell’epoca è anche la famosa ruota panoramica del Prater a Vienna, che potremmo considerare la prima ruota che è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo di una città.

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Un muro che cade è sempre una buona notizia. Di questi tempi poi, e considerando dove ciò è avvenuto, non possiamo sottovalutarne la portata e, sebbene forse non cambi le sorti della guerra senza fine, non possiamo non considerarla una notizia straordinaria e incoraggiante.

Oggi molti organi di stampa riportano la notizia che a Baghdad è stato abbattuto un muro che aveva tagliato un quartiere in due. Costruito per dividere una parte sciita da quella sunnita che si stavano violentemente attaccando, ora questo muro che cade rappresenta il primo avvenimento di questo tipo dal 2003 e quindi la notizia è stata accolta con un certo entusiasmo.

La BBC parla di Non-Sectarian Alliance e dedica all’evento una galleria fotografica, In pictures: Baghdad Awakenings. Le comunità riunite festeggiano, nel quartiere di Abu Saifain, sciiti e sunniti di nuovo insieme per le strade, a dare un segnale di speranza di cui si sentiva davvero il bisogno.

Anche perchè le soluzioni prospettate per la cirisi irachena portavano a prevedere, sul modello della Bosnia, una divisione del paese e anche di alcune città. Un recente studio della Brookings Institution di Washington – uno degli istituti più influenti negli Stati Uniti – afferma che per l’Iraq il futuro potrebbe essere basato su una  divisione, una soft partition, in tre zone, sunnita, sciita e curda. Le tre principali città a popolazione mista – Baghdad, Mosul e Kirkuk – verrebbero di fatto divise a cavallo del fiume Tigri, in base ai quartieri etnici esistenti. Il grande problema è Kirkuk, caso che potrebbe divenire dirompente per tutto l’equilibrio del paese. Kirkuk, città multietnica, rivendicata dai curdi, sta già divenendo di fatto una città divisa.

Si può capire quindi quanto la notizia della caduta di uno dei muri di Baghdad sia piena di significato. Il Corriere.it titola proprio così, Al suone delle trombe cade il muro di Baghdad, forse in maniera troppo ottimistica. E’ pur vero che però la durata temporale di questo muro mette un certo ottimismo: basti pensare che, come riporta il Corriere, questi muri, nati sul modello di Belfast, studiato dagli americani, sono stati chiamati, proprio come lì, “Peace Lines“, e che in fondo dall’esperienza della città nord-irlandese si è capito che soluzioni di questo tipo possono ridurre la violenza ma possono rimanere in piedi per lunghi anni.

A Baghdad i muri sono l’arredo urbano, le uniche costruzioni su cui si è investito a pioggia”, scrive il giornalista del Corriere, Michele Farina. Speriamo che questo sia solo il primo che cade.

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