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Posts Tagged ‘Città divise’

Che la situazione in Belgio sia davvero critica era già emerso da notizie riportate in precedenti post, ma spesso le divisioni sono molto più evidenti quando si riscontrano da fatti di vita quotidiana e non solo da questioni politiche.
La notizia che arriva da Bruxelles e ripresa da PeaceReporter sembra incredibile, ma l’azienda dei trasporti pubblici della città si è vista costretta a proibire la trasmissione di musica francese e fiamminga nella metropolitana.
Il problema nasce dalle proteste di cittadini di lingua fiamminga che contestavano la trasmissione di canzoni solo in lingua francese, mentre, pare, nessuna canzone nel loro idioma veniva diffusa nelle stazioni e negli spazi della metro di Bruxelles.
Come spesso accade, in questi casi è difficile trovare un equilibrio, e la soluzione non è stata quella di cercare un’equa diffusione ma il problema è stato risolto eliminandolo: l’azienda dei trasporti ha infatti deciso di cancellare la trasmissione di musica di entrambe le lingue!

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Una nuova proposta arriva, e suona come una forte provocazione, nella situazione di contrapposizione in Belgio tra valloni e fiamminghi, che sembra sempre più irrisolvibile.
Oltre alle due regioni della Vallonia e delle Fiandre, esiste infatti l’area della capitale che forma un ente autonomo, la Regione di Brussels Capitale appunto.
Il sito Euroactive riporta il fatto che ora, di fronte all’impossibilità di trovare una soluzione e di formare un gorveno, la parte vallone (di lingua francese) passa al piano B: immaginare una futura federazione tra Vallonia e Bruxelles.

In realtà esiste già la Comunità Francese del Beglio che riunisce la due entità, ma il problema sta proprio nel passare da “Community” a “Federation”, cioè un’entità politco-amministrativa con un unico parlamento.

Le reazioni fiamminghe sono state contradditorie, quasi a dimostrare che in fondo tale provocazione è grave ma rientra nelle divisioni attuali del Belgio, che presenta una situazione ormai incancrenita.

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Sono passati quattro anni dall’uragano Katrina e New Orleans si guarda allo specchio cercando di capire a che punto è la ricostruzione. Questo anniversario ha trovato molta copertura nei media statunitensi e, per chi volesse comprendere la situazione della città sono disponibili report, dati e molti articoli. Io ve ne segnalo qui sotto alcuni.

New Orleans-KATRINA Chicago TribuneLa cosa che trovo davvero positiva degli americani è che la ricostruzione è monitorata seriamente, e sono disponibili aggiornamenti periodici con report e dati. Si possono seguire i trend anno per anno e capire quindi, ad esempio, anche le dinamiche che intrecciano le conseguenze del disastro dell’uragano Katrina, la ricostruzione e la crisi attuale.

Sicuramente sui media c’è molta attesa rispetto a quanto farà Obama nel suo mandato, perché tutti ricorderanno che la tragedia di New Orleans fu uno dei punti più bassi della popolarità di Bush (forse il peggiore momento, al di là delle questioni belliche). Altrettanto vero è il fatto che l’America si trovò quasi sorpresa a scoprire i poveri in casa sua, e a scoprire  una città divisa, e che anche nelle tragedie esiste un’America ricca, concentrata in una “città alta”, che in fondo se l’è cavata e un’America povera rilegata in una “città bassa”, inondata e spazzata via.

A quattro anni di distanza la città presenta chiaro-scuri, con il paradosso che è una città che ha sofferto poco della crisi perché gran parte delle attività sono di costruzione immobiliare, edilizia e lavori pubblici. Le percentuali di zone e case recuperate e abitate sono ovviamente salite con un rallentamento della crescita però nell’ultimo periodo.

new orleans new york timesInteressanti sono gli articoli e le tabelle pubblicati, tra i quali, per chi avesse piacere o interesse ad approfondire, segnalo quello Chicago Tribune, con una mappa del Recovery in New Orleans molto chiara. Altre tabelle interessanti sono pubblicate dal The New York Times, con un articolo che si apre con una domanda che fa capire lo spirito con cui guarda al nuovo Presidente: “This year, the Gulf Coast’s recovery from Hurricane Katrina has become President Obama’s responsibility. How bad a situation has he inherited?”

Un report periodico molto preciso e aggiornato sui dati è The New Orleans Index, che viene pubblicato grazie al lavoro del Metropolitan Policy Program della Brookings Institution e del Greater New Orleans Community data Center. L’introduzione al numero del quarto anniversario, scaricabile dai siti dei due istituti, è già programmatica:  “Though New Orleans has been somewhat shielded from the recession due to substantial rebuilding activity, four years after Katrina the region still faces major challenges due to blight, unaffordable housing, and vulnerable flood protection. New federal leadership must commit and sustain its partnership with state and local leaders by delivering on key milestones in innovation, infrastructure, human capital, and sustainable communities to help greater New Orleans move past “disaster recovery” and boldly build a more prosperous future.”

Ora la sfida per New Orleans sembra essere quella di ricostruire un’identità oltre che riparare il disastro. Per concludere voglio riportare proprio le parole di AMY LIU, deputy director of the Metropolitan Policy Program, con cui si conclude l’articolo citato del New York Times: “President Obama’s biggest challenge is to work effectively with Louisiana officials and the next mayor of New Orleans to generate enough progress before next August to show that the city is truly reinventing itself, rather than simply returning to a suboptimal normal.”

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Eccomi tornato dopo quasi un mese, dopo un paio di bei viaggi, tra Romania, Serbia, Croazia e Bosnia, dei quali cercherò di riportare qui qualche notizia, riflessione, immagine…

Sarajevo_parlamento_09Sono finalmente tornato a Sarajevo. Sarajevo sta cambiando. Si sta riprendendo, si recupera, si rinnova, è dinamica, pur nel suo ritmo ammaliante balcanico-ottomano. Ma cosa è Sarajevo oggi?

Ho affermato più volte nei miei articoli che la guerra ha cambiato le città dei Balcani. Possiamo affermare che le città hanno subito una vera e propria rivoluzione al contrario, perdendo il loro carattere cosmopolita, multiculturale, di pluralità e multi-presenze. Ciò è avvenuto attraverso processi di omogeneizzazione sociale, una radicalizzazione dell’appartenenza che ha determinato una semplificazione della composizione sociale. E questo nelle città determina un’occupazione iconografica dello spazio urbano e del paesaggio in generale, con una sovrapposizione di cittadinanza e nazionalismo. (altro…)

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Vi segnalo due eventi a cui parteciperò nei prossimi giorni, sui temi delle città divise e delle città dei Balcani. Entrambi gli appuntamenti sono all’interno di programmi più ampi, che ritengo siano molto ben fatti e molto interessanti.

irse-europa-identita-multipleMercoledì 11 marzo, alle 17.30, terrò una conferenzadal titolo “APPUNTI DA BELFAST, BERLINO, MITROVICA, SARAJEVO. Dalle città divise uno sguardo sull’Europa”, che si svolgerà presso l’IRSE di Pordenone, in via Concordia 7.

Questo appuntamento è inserito in un programma di incontri intotalato “Europa – Identità multiple” (vedi programma sul sito dell’IRSE), che ho in parte contributo a costruire, e di cui devo ringraziare in particolare Laura Zuzzi, Presidente dell’Irse di Pordenone, per la passione, la competenza e l’interesse che ha messo su questi temi.

Giovedì 12 marzo (16.30-19.00) sarò invece a Bologna, dove intervengo e modero la conferenza “La città balcanica” che è il secondo appuntamento dell’iniziativa “Le città degli altri. Spazio pubblico e vita urbana nelle città dei migranti” promosso dal Urban Center Bologna (Salaborsa, piazza Nettuno 3 – Bologna) dal 26 febbraio al 23 aprile 2009 (vedi programma degli incontri). Anche questo è un programma davvero bello e interessante, per il quale faccio i complimenti agli organizzatori.urban-center-bologna-citta-degli-altri

La conferenza su La città balcanica prevede, oltre al mio intervento, il seguente programma:
Giovanna Marconi, IUAV Venezia
Jovan Ivanovsky, Facoltà di Architettura di Skopje (Macedonia)
Luisa Chiodi, Direttrice Osservatorio sui Balcani
conclusioni
“Fare città, conflitti e luoghi nella città multietnica”
Carlo Cellamare, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

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Martedì 3 marzo, si svolge a Padova un incontro su Le città divise, al quale parteciperò e per il quale devo ringraziare Bruno Maran, fotografo free lance che ho conosciuto lo scorso anno in aeroporto a Verona, in partenza per il Kosovo nei giorni della dichiarazione di indipendenza. (altro…)

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israeli-strike-on-gaza-bbc-newsGaza è di nuovo bombardata, colpita da uno tra i più violenti attacchi visti in questi anni di continue violenze. Ancora missili su Israele nei mesi scorsi, e ancora un’azione militare distruttiva e devastante in risposta (vedi le immagini, tra le quali quella qui affianco, nella sezione InPictures di BBC News)

Quando parlano le armi è difficile trovare le parole. Ancora più difficile trovare quelle giuste.
Il conflitto israeliano/palestinese sembra una di quelle questioni irrisolvibili, tanto è il tempo ormai passato dall’inizio della crisi e tanto numerosi ormai gli episodi e i periodi di guerra vera che si sono succeduti in questi anni.
Il diritto del popolo palestinese ad avere un proprio Stato è un diritto sacrosanto che non può più essere negato, per il quale non dovrebbe essere permesso che cada più un solo palestinese sotto i colpi dell’esercito israeliano. Come è sacrosanto il diritto del popolo israeliano a vivere in pace, senza la paura di venire uccisi in qualsiasi momento da qualche missile o qualche attentato. Due popoli sotto assedio continuo, due popoli che vivono nella paura continua.

La vita in questo territorio conteso è stata ulteriormente spezzata dal grande muro (West Bank Barrier) costruito a partire dal 2002, uno dei muri contemporanei più grandi e più duri. (altro…)

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sarajevo-campaniliAbbiamo sempre guardato a Sarajevo come alla città cosmopolita per eccellenza, al simbolo della convivenza e della pacifica multiculturalità, non formale ma sostanziale. Proprio per questo Sarajevo è stata colpita dalla guerra degli anni ’90, assediata, ferita. La resistenza della città era stata vista anche come la resistenza di una cultura urbana, una cultura della convivenza, che non voleva rassegnarsi a morire davanti all’urbicidio etnico/nazionale.
Ci si chiede spesso chi abbia vinto, se ha vinto Sarajevo o se hanno vinto i signori della guerra balcanica.

Dopo la guerra comunque Sarajevo è cambiata, come è cambiata tutta la Bosnia-Erzegovina, ma abbiamo continuato a guardare a quella città come a un simbolo, come speranza di una ricostruzione che non cedesse alla divisione di un popolo e di un paese.
In questi anni da Sarajevo sono giunti segnali contrastanti, e a volte la città non sembra più la stessa. Ultimamente alcuni fatti di intolleranza hanno scosso la città e l’anima libera e cosmopolita che l’ha contraddistinta nel passato.
Ora leggiamo che anche Babbo Natale non può più entrare a Sarajevo. Così ha deciso la Direttrice dei 25 asili nido della città, sostenendo che “Babbo Natale non appartiene alla tradizione dei bosniaco-musulmani”. (altro…)

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Permettetemi questo post autoreferenziale 🙂

Sabato ho ricevuto il Premio speciale Scritture di Frontiera per la saggistica all’interno del Premio Letterario Internazionale 2008 “Trieste Scritture di Frontiera dedicato a Umberto Saba”.

Questa la motivazione ufficiale: “Matteo Apuzzo  (Trieste), “Le città divise”, Infinito Edizioni, Roma 2006. Premio in collaborazione il Centro Interdipartimentale di ricerca sulla pace”IRENE” dell’Università di Udine di cui Fulvio Salimbeni è direttore.

Gian Matteo Apuzzo insegna Sociologia del Territorio e Progettazione Sociale all’Università di Trieste e da sei anni coordina il Master in Cooperazione con l’Europa Centro-Orientale Balcanica per l’Università di Padova e di Trieste. Il premio Scritture di Frontiera per la Saggistica gli viene riconosciuto per l’attività che svolge da anni nel  favorire la conoscenza dell’Altro e il dialogo interculturale organizzando e promuovendo conferenze e pubblicando numerosi testi sui temi della povertà urbana e sul problema dell’abitazione in America Latina così come sul dramma delle città divise, studio quest’utlimo di grande attualità anche in ambito accademico, nonché dei progetti socio-territoriali e delle attività di formazione in modo particolare verso i Balcani per conto dell’Istituto Jacques Maritain. Attualmente collabora e scrive per l’Osservatorio sui Balcani,  nel progetto AestOvest, che percorre quel ”confine mobile” (il confine nord-orientale italiano) che molto ha diviso, ma che ora è divenuto più che mai un’opportunità di relazioni, contribuendo con ciò a contestare con gli strumenti della ragione e del sapere l’imperversante nefasto mito degli scontri di civiltà . I suoi articoli ne l’Osservatorio sui Balcani sono tradotti anche in sloveno, croato e inglese“.

premio-scritture-di-frontiera-con-roveredo-e-hubayDevo essere sincero, mi sono emozionato. Nella vita mi è capitato di vincere alcune cose importanti (nello sport), ma questo premio, assolutamente inaspettato, mi ha riempito di soddisfazione. E in fondo essere premiato affianco a, tra gli altri, scrittori del livello di Pino Roveredo e Mikos Hubay non può che riempire d’orgoglio.

La cosa più bella in assoluto di questi giorni, di sabato, di ieri e oggi ancora, è l’affetto e l’apprezzamento ricevuto da tanti. Via mail, su Facebook, via sms ho ricevuto davvero tanti messaggi che mi hanno dato gioia e allegria. (altro…)

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Ho conosciuto Bogdan Bogdanović.

Per chi lo conosce non devo aggiungere altro per far capire la portata, in termini personali per me, dell’evento. Nello studiare i Balcani, le memorie, le città, l’anima delle città, i simboli delle città e delle società, Bogdanović è uno degli intellettuali di riferimento.

Architetto, intellettuale, dissidente, disegnatore, artista, pensatore acuto e ironico, è uno di quei personaggi che lasciano il segno, e che, pur avendo superato abbondantemente gli ottant’anni, non smettono mai di avere una freschezza di pensiero e una attualità di idee che lascia quasi spiazzati. Anche se purtroppo, non conoscendo bene né il serbo né il tedesco, non ho mai potuto direttamente leggere neanche uno dei suoi tanti libri, ho letto molti suoi scritti brevi, molte sue cose tradotte e rese disponibili online, molte interviste, molti documenti. E vi assicuro che bastano poche righe per capire subito la grandezza dell’uomo e dell’intellettuale. Ad esempio, basta leggere questa intervista su Eurozine, che è un piccolo sunto delle sue idee, per ricavarne molti stimoli davvero interessanti sulle città e sulla nostra società.

Non è questo il luogo dove riportare la biografia di Bogdanović, troppo ricca, ma credo basti dire che è uno dei più grandi architetti contemporanei serbi, è stato presidente degli architetti jugoslavi, autore di moltissime opere sparse per tutto quello che era il territorio jugoslavo, Sindaco di Belgrado negli anni ’80, poi dissidente, finché nel 1993 ha deciso di lasciare la Serbia per “rifugiarsi” a Vienna, dove tuttora vive.

Voglio qui ricordare due cose di Bogdanović che ritengo fondamentali. È lui ad aver coniato il termine “Urbicidio” per definire l’atroce attacco, nelle guerre balcaniche degli anni ’90, portato alle città e alla società cosmopolita che esse rappresentavano. Per Bogdanović l’urbicidio è “una opposizione manifesta e violenta ai più alti valori della civiltà“, intendendo quindi con esso non solo la distruzione fisica delle città, ma anche la distruzione simbolica della cultura espressa dalle città, dello spirito e della convivenza urbana.

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Bogdanović è poi l’autore del bellissimo monumento del memoriale di Jasenovac, il Fiore, simbolo di pace e di riconciliazione che domina il paesaggio di quel luogo così denso di significato, inaugurato nel 1973 dove era stato allestito il più grande campo di concentramento dei Balcani della Seconda Guerra Mondiale. Quel monumento è stato  osteggiato prima dai croati, poi dai serbi, e ancora adesso Jasenovac è uno di quei luoghi che dividono le memorie, tra spinte nazionaliste e negazionismo storico. Un bellissimo documentario di Osservatorio sui Balcani, Il Cerchio del Ricordo, curato da Andrea Rossini, ne racconta la storia e il significato attraverso anche le parole dello stesso Bogdanović.

Per questa opera Bogdanović ha anche vinto lo scorso anno il premio Carlo Scarpa, assegnato dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche. Per capire il significato di tale monumento, ma anche di tutta l’opera di Bogdanović, leggete gli articoli tratti dall’Osservatorio sui Balcani.

Conoscere Bogdanović è stata un’esperienza davvero emozionante. Nella penombra della sua casa di Vienna, nel salone illuminato solo dalle luci puntate sul suo tavolo da lavoro, ovviamente pieno di disegni e con un disegno in stato avanzato, che dimostra una attività continua e senza sosta. È stato un incontro assolutamente informale, quasi intimo, per il quale ringrazio Nicole Corritore di Osservatorio sui Balcani che ci ha accompagnati (con me c’era anche la mia collega Maria Teresa):  Bogdan, in vestaglia, segnato dagli anni che avanzano, aiutato dalla splendida moglie, ha mostrato una vivacità coinvolgente e un’umanità profonda che ora porto “gelosamente” con me.

Hvala i vidimo se, Bogdan!

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