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Posts Tagged ‘Jugoslavia’

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Esattamente un anno fa, con l’ingresso nell’area Schengen della Slovenia, cadeva definitivamente il confine tra Italia e Slovenia. Sebbene si sia sempre definito questo come il confine più aperto della cortina di ferro ai tempi della Jugoslavia, e sebbene dal 1991 con l’indipendenza della Slovenia e soprattutto con l’allargamento europeo e l’ingresso nella UE nel 2004 sempre meno rigidi sono stati i controlli di frontiera, non si può sottovalutare la portata dell’evento.

Occorre ricordare che si tratta di un confine che storicamente ha rappresentato la divisione tra due mondi, che su questo confine si sono abbattutte le diverse tragedie del ‘900, le due guerre mondiali, i regimi dittatoriali (quello fascista dopo la Prima Guerra Mondiale, quello nazista, e poi quello jugoslavo/titino dopo la Seconda Guerra Mondiale), che in questo angolo di terra abbiamo avuto la Risiera e le foibe, che le violenze hanno colpito i diversi popoli, italiano, sloveno e croato, che c’è stato un esodo quasi totale di un popolo dimenticato per anni dalla storia (l’esodo degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia), e infine che questo è un confine di memorie contrapposte dove ancora oggi qualcuno cerca di nascondere o negare le rispettive violenze (ad es. chi nega o sminuisce le foibe e chi nega o sminuisce le violenze fasciste). (altro…)

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Ho conosciuto Bogdan Bogdanović.

Per chi lo conosce non devo aggiungere altro per far capire la portata, in termini personali per me, dell’evento. Nello studiare i Balcani, le memorie, le città, l’anima delle città, i simboli delle città e delle società, Bogdanović è uno degli intellettuali di riferimento.

Architetto, intellettuale, dissidente, disegnatore, artista, pensatore acuto e ironico, è uno di quei personaggi che lasciano il segno, e che, pur avendo superato abbondantemente gli ottant’anni, non smettono mai di avere una freschezza di pensiero e una attualità di idee che lascia quasi spiazzati. Anche se purtroppo, non conoscendo bene né il serbo né il tedesco, non ho mai potuto direttamente leggere neanche uno dei suoi tanti libri, ho letto molti suoi scritti brevi, molte sue cose tradotte e rese disponibili online, molte interviste, molti documenti. E vi assicuro che bastano poche righe per capire subito la grandezza dell’uomo e dell’intellettuale. Ad esempio, basta leggere questa intervista su Eurozine, che è un piccolo sunto delle sue idee, per ricavarne molti stimoli davvero interessanti sulle città e sulla nostra società.

Non è questo il luogo dove riportare la biografia di Bogdanović, troppo ricca, ma credo basti dire che è uno dei più grandi architetti contemporanei serbi, è stato presidente degli architetti jugoslavi, autore di moltissime opere sparse per tutto quello che era il territorio jugoslavo, Sindaco di Belgrado negli anni ’80, poi dissidente, finché nel 1993 ha deciso di lasciare la Serbia per “rifugiarsi” a Vienna, dove tuttora vive.

Voglio qui ricordare due cose di Bogdanović che ritengo fondamentali. È lui ad aver coniato il termine “Urbicidio” per definire l’atroce attacco, nelle guerre balcaniche degli anni ’90, portato alle città e alla società cosmopolita che esse rappresentavano. Per Bogdanović l’urbicidio è “una opposizione manifesta e violenta ai più alti valori della civiltà“, intendendo quindi con esso non solo la distruzione fisica delle città, ma anche la distruzione simbolica della cultura espressa dalle città, dello spirito e della convivenza urbana.

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Bogdanović è poi l’autore del bellissimo monumento del memoriale di Jasenovac, il Fiore, simbolo di pace e di riconciliazione che domina il paesaggio di quel luogo così denso di significato, inaugurato nel 1973 dove era stato allestito il più grande campo di concentramento dei Balcani della Seconda Guerra Mondiale. Quel monumento è stato  osteggiato prima dai croati, poi dai serbi, e ancora adesso Jasenovac è uno di quei luoghi che dividono le memorie, tra spinte nazionaliste e negazionismo storico. Un bellissimo documentario di Osservatorio sui Balcani, Il Cerchio del Ricordo, curato da Andrea Rossini, ne racconta la storia e il significato attraverso anche le parole dello stesso Bogdanović.

Per questa opera Bogdanović ha anche vinto lo scorso anno il premio Carlo Scarpa, assegnato dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche. Per capire il significato di tale monumento, ma anche di tutta l’opera di Bogdanović, leggete gli articoli tratti dall’Osservatorio sui Balcani.

Conoscere Bogdanović è stata un’esperienza davvero emozionante. Nella penombra della sua casa di Vienna, nel salone illuminato solo dalle luci puntate sul suo tavolo da lavoro, ovviamente pieno di disegni e con un disegno in stato avanzato, che dimostra una attività continua e senza sosta. È stato un incontro assolutamente informale, quasi intimo, per il quale ringrazio Nicole Corritore di Osservatorio sui Balcani che ci ha accompagnati (con me c’era anche la mia collega Maria Teresa):  Bogdan, in vestaglia, segnato dagli anni che avanzano, aiutato dalla splendida moglie, ha mostrato una vivacità coinvolgente e un’umanità profonda che ora porto “gelosamente” con me.

Hvala i vidimo se, Bogdan!

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