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Abbiamo parlato pochi giorni fa della lentezza come valore per la riappropriazione delle città e la riconquista di spazi fisici e sociali sostenibili, nel post sull’iniziativa Slow Down London. Oggi vi segnalo due interessanti spunti su questo tema, una notizia e un bellissimo testo.

photo-of-david-sleator-irishtimecomLa notizia arriva dall’Irlanda e riguarda la decisione del governo di promuovere e incentivare l’uso della bicicletta. Come riportato su un articolo di Internazionale, la crisi ha spinto l’Irlanda apuntare sul mezzo di trasporto più economico e più ecologico e “il 20 aprile il ministro dei trasporti di Dublino, Noel Dempsey, ha presentato un documento in 109 punti per moltiplicare il numero dei ciclisti entro il 2020“. L’uso della bicicletta in Irlanda è considerato di gran lunga al di sotto del potenziale utilizzo, ed è davvero interessante leggere che, con le decisioni prese,il traffico dovrà adattarsi alle esigenze dei ciclisti. Tra le misure principali, riportate dall’articolo dell’Irish Time (citato da Internazionale), troviamo:

– 160,000 people cycling to work each day by 2020 – up from 35,000 now;

– Safe cycling routes to all schools in the State;

– A speed limit of 30km/h near schools;

– New secure bike parks in bus and train stations and other public spaces;

– Adapting trains and buses to carry bicycles;

– Shared-bicycle schemes in all cities with populations over 100,000;

– Better training for cyclists and drivers in relation to cyclists;

– Traffic-calming in urban areas;

– Redesign of major road junctions to make them cycle-friendly;

– Retrofitting of roads, quality bus corridors and bus-lanes to accommodate proper cycling lanes;

– Two-way cycling lanes on streets that are one-way for traffic;

– A proposed scheme where workers who use bikes instead of cars will be entitled to receive travel/mileage expenses.


Sul tempo del viaggio in bicicletta, sul ritmo della bicicletta, e “sulle partenze e ritorni del viaggiatore leggero”, vi segnalo un bellissimo articolo di Paolo Rumiz sul quotidiano Il Piccolo di oggi , intitolato “La grammatica del viaggiatore alla larga dalla strade veloci” (vedi la prima pagina, purtroppo l’accesso al giornale è a pagamento). Spero che molti di voi riescano a leggerlo, qui due passi molto significativi:

La vita si consuma andando, partendo, telefonando, tornando. E se mio figlio avesse avuto ragione? E se il gerundio inverso avesse senso? Forse oggi quella capriola grammaticale può tornare utile per rivendicare una rinnovata nobiltà dell’andare e una nostra presenza meno effimera in questo mondo di mobilità forzate. Ma sì, vorrei che un giorno la gente dicesse persuasa: “Sì, noi andiamo stando”.

(…)

“Vorrei dirvi la meraviglia del viaggio leggero, cominciando dall’arte di tagliare i ponti o dalla scienza millenaria della “traccia”. Comunicarvi la tecnica di sognare sulle mappe e poi partire facendone a meno. Farvi capire la febbre da viaggio e il panico da ritorno; la voglia impossibile di fare un Camino de Santiago al contrario; l’enigma del taccuino che determina l’andatura o il teorema della lentezza che allunga il tempo e accorcia lo spazio. Per non parlare della formula – mai spiegata da alcun matematico – del peso che alleggerisce.”

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Due giorni fa sono stati resi noti i risultati di una ricerca sul tempo speso nel traffico urbano. Dal rapporto presentato ieri alla conferenza “Kyoto for the cities” a Napoli  dalla società che ha curato lo studio, la Vision&Value, emerge una situazione allarmante: considerando solo le 10 città italiane più grandi con relativa provincia, il traffico ci ruba quasi un’ora al giorno a testa e ci costa in tutto 27 miliardi di euro l’ anno.

Roma si conferma la città più in coda, con 227 ore all’anno, nettamente la più trafficata, seguita a distanza da da Palermo con 139, da Napoli con 120 e Milano con quasi 100 ore. (altro…)

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