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Posts Tagged ‘AestOvest’

giorno-memoria-09Oggi si celebra la Giornata della Memoria e come sempre si celebra a Trieste una delle cerimonie più importanti a livello nazionale, presso la Risiera di San Sabba, perché questo fu l’unico lager in Italia dove fu attivato un forno crematorio.

Dal sito ufficiale del Museo della Risiera del Comune di Trieste leggiamo: “La Risiera di San Sabba – stabilimento per la pilatura del riso edificato nel 1913 – venne utilizzata dopo l’8 settembre 1943 dall’occupatore nazista come campo di prigionia, e destinato in seguito allo smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia, al deposito dei beni razziati e alla detenzione ed eliminazione risiera-ssabbadi ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione anche un forno crematorio. Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale con decreto del Presidente della Repubblica. Nel 1975 la Risiera, ristrutturata su progetto dell’architetto Romano Boico, divenne Civico Museo della Risiera di San Sabba.(altro…)

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In pochi giorni sono usciti due miei articoli sul sito Osservatorio sui Balcani, per certi aspetti simili ma per altri molto diversi tra loro.

Gli articoli sono ospitati in una interessantissima sezione del sito, AestOvest, che è nata su un progetto che intende “percorre quel ”confine mobile” che molto ha diviso, ma che ora è divenuto più che mai un’opportunità di relazioni“.

Un articolo è sui “segni del confine” a Gorizia, testo che ho condiviso, ma attingendo molto dalle sue ricerche goriziane, con Guido Barella, amico e giornalista attento alle storie del confine. L’articolo tratta delle schizofrenie della storia anche rispetto ai segni, ai simboli del confine, e come questi hanno avuto storie e destini diversi.

“I “segni” parlano, e ci raccontano tutta l’incongruenza di questa realtà “post”, post muro di Berlino, post dissolvimento della Jugoslavia, post tutto.

L’altro articolo è invece sui riti del confine, su Trieste e i suoi miti, “Riti e miti triestini”, nel quale ho messo anche un po’ di miei ricordi, dei passaggi, delle storie di confine. Il senso però è quello di sottolineare come nel vivere il confine Trieste è sempre stata a cavallo tra vicinanza e lontananza, appartenenza e indifferenza, mito e realtà.

La storia è cambiata anche su questo confine e Trieste dovrebbe riuscire a guardare avanti senza rivolgersi solo ai suoi miti:

Allora tra i miti e i riti di confine Trieste deve ancora trovare un suo ruolo nuovo, una dimensione diversa dall’essere confine di contrapposizione. Tutti hanno la propria storia, i propri ricordi, le memorie, ma anche la propria quotidianità che crea ancora vicinanza o lontananza. Il confine ora è caduto e Trieste dovrebbe sforzarsi di essere una città di confine che guarda avanti, che sa fare delle storie personali una storia collettiva.”

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