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Posts Tagged ‘Muri’

Ne abbiamo parlato in un post qualche tempo fa, come uno dei nuovi muri d’Europa. Il confine tra Grecia a Turchia lungo il fiume Evros è uno dei principali punti di passaggio dei migranti che vogliono entrare in Europa.

Osservatorio Balcani Caucaso ha pubblicato un reportage molto interessante che vi segnalo (questo il link). Ecco l’introduzione su OBC: “Sono otto dall’inizio dell’anno e 24 nel 2011 i migranti che hanno perso la vita mentre cercavano di attraversare il confine turco-greco segnato dal fiume Evros che è punto d’ingresso privilegiato per i migranti che tentano di raggiungere l’Europa. Video reportage di Alberto Tetta

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Mentre si stanno per ricordare i 50 anni dalla costruzione del Muro di Berlino, ecco un nuovo muro, anzi un fossato come un muro ai confini dell’Europa. Un articolo del Corriere riporta la notizia della nuova opera costruita tra Grecia e Turchia, lungo il fiume Evros, per impedire il passaggio di immigrati clandestini. Non si tratta di un piccolo intervento, ma di un’opera enorme: un fossato appunto lungo 120 Km, largo 30 metri e profondo 7.

Simbolicamente questa nuova barriera difensiva riporta la mente proprio ai castelli medievali, alle fortezze, isolate dal loro intorno grazie a muri e fossati. Non si tratta di un’azione a sorpresa, anzi, se ne parlava da molto tempo e ormai dall’inizio del 2011 era chiara l’intenzione della Grecia di procedere con la costruzione di quest’opera, come riportato ad esempio a gennaio da un articolo sul sito Globalsecurity (anche l’immagina qui affianco è presa dallo stesso articolo).

Come spesso accade l’Unione Europea è impotente su questi temi, al di là di esprimere contrarietà in linea di principio. Sempre a gennaio un articolo del Guardian ci diceva che la notizia imbarazzava Bruxelles, e la Commissione Europea tramite il portavoce per la sicurezza si era affrettata a dire che “Walls or fences are short-term measures that are not meant to deal with the question of illegal immigration in a structural way“. La realtà purtroppo dimostra il contrario e a 50 anni dal Muro di Berlino stiamo sempre più costruendo, tra muri e fossati, un’Europa fortezza.

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Il Mediterraneo, Lampedusa, Ventimiglia, ma anche il fiume Evros e la regione di Strandza in Bulgaria: ecco i luoghi dove si delineano in forme diverse i nuovi muri d’Europa. Nelle scorse settimane, con gli sbarchi di migliaia di persone che fuggono dall’Africa, abbiamo assistito a un dibattito e a un confronto  che hanno messo in luce una posizione frammentata e contradditoria dell’Euroa rispetto al tema immigrazione. Un’Europa chiusa e divisa al suo interno, indifferente e crudele, in cui si è pronti ad interventi militari ma di gran lunga meno pronti ad affrontare situazioni umanitarie e flussi migratori che ormai attraversano quotidianamente i confini e i territori europei.

Mentre i flussi di persone causati dai cambiamenti epocali del Nord Africa e la guerra in Libia hanno fatto molto rumore e hanno trovato molto spazio sui media, mentre uno stato come la Francia nega il diritto di libero movimento a tutti i cittadini chiudendo una delle maggiori vie di comunicazione sulla linea est-ovest, silenziosamente l’Europa continua a costruire anche muri fisici, per arginare la porosità dei propri confini.

Il punto critico è il confine con la Turchia, attraverso il quale quotidianamente passano moltissime persone provenienti dai paesi più a est. Di un paio di mesi fa è la decisione della Grecia, appoggiata dalla Francia (vedi articolo su EurActive), di costruire una barriera di 12 Km, e alta 5 metri, lungo il fiume Evros, seguita a breve dalla notizia della volontà della Bulgaria innalzare un reticolato di protezione sul vecchio confine della Guerra fredda (in questo caso con la scusa anche della trasmissione di malattie animali, vedi un articolo su WorldBulletin).

Segnalo un bel articolo di Francesco Martino su Osservatorio Balcani Caucaso, Tutti dietro al muro, che evidenzia come dopo i conflitti recenti anche nei Balcani pochi facciano sforzi verso il dialogo ma molti “si affannano ad innalzare muri per tenere “l’altro” a distanza di sicurezza. E neppure l’Unione europea sembra immune da questa tentazione.” Europa muro appunto.

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“Un muro contro i talebani”, così viene definita la grande barriera costruita dalle truppe statunitensi in Afghanistan, nella provincia meridionale di Kandahar, distretto di Zhari. Lo riporta oggi in un articolo PeaceReporter, che descrive il manufatto e anche l’impatto che ha sul territorio e sulle comunità presenti.

Si tratta di una costruzione di cemento di 80 Km, che corre parallela ad una strada considerata strategica, la “ring road“, per impedire le imboscate dei talebani. Ufficialmente viene definito il muro del commercio e della sicurezza, ma la popolazione locale lo ritiene dannoso perchè taglia in due alcune comunità del territorio  e inutile perchè i talebani comunque trovano vie alternative. E, inoltre, quando piove il muro fa da diga e si creano fenomeni simili ad un’inondazione.

La foto qui affianco di questo nuovo muro, a Concrete barriers dubbed the “Great wall of Kandahar”, si trova sul sito dell’ Afghanistan Study Group, dove viene presentato anche il documento sulla nuova strategia statunitense nel paese, A New Way Forward.

Il contigente americano lo definisce una scelta obbligata. Come sempre però la costruzione di un muro dimostra il fallimento di una politica e di una strategia.

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I muri continuano ad aumentare. Sono da poco finiti gli echi delle celebrazioni per l’anniversario dei vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, ed ecco la notizia di un nuovo muro, anzi, di un altro muro in un’area che di muri ne conosce già e sono alcuni dei muri fisici più “duri” tra quelli attuali.

È di pochi giorni fa infatti la decisione di Israele di costruire un nuovo muro, un altro muro. Verrà eretto nell’unica parte di confine ancora senza reticolati, e cioè quella dei 266 kilometri di frontiera con l’Egitto: verranno eretti in tutto 112 Km di muro, 66 a sud vicino alla città Eilat sul Mar Rosso e 66 a nord affianco alla Striscia di Gaza.  Vi segnalo due articoli in merito a questa notizia, quello della BBC News, “Israel to construct barrier along Egyptian border,  e quello del Sole24Ore, “Un altro muro a difesa di Israele” (la foto del post è presa dall’articolo del Sole24Ore).

Appaiono significative alcune affermazioni riportate dai due giornali. «Alla fine non ci sarà scelta se non chiudere lo stato d’Israele in una barriera da ogni suo lato», ammette Bibi Netanyahu, il premier. «Volevamo diventare Atene. Una volta per tutte diventeremo la nuova Sparta», commenta il giornale Yedioth Ahronoth.

Questa volta la giustificazione del muro non è data dal pericolo dei militanti palestinesi, ma dal problema generale delle migrazioni che affligge tutto il “Nord del mondo”: la nuova barriera infatti verrà eretta per impedire l’immigrazione clandestina, perché «Siamo il solo paese del primo mondo dove la gente può venire a piedi dal terzo mondo e dall’Africa” ha affermato sempre il primo ministro.

Non è però del tutto errata la considerazione che si punti non solo alla difesa del territorio, ma alla preservazione della stessa identità ebraica. La BBC infatti riporta che “I took the decision to close Israel’s southern border to infiltrators and terrorists. This is a strategic decision to secure Israel’s Jewish and democratic character,” the prime ministers said in a statement.

La difesa dell’ebraicità è dunque implicita in questo nuovo muro, anche se, come scrive il Sole24Ore, la vocazione settaria sembra incompatibile con quella democratica”.

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Ieri sono stato ospite a Radio Popolare, nella trasmissione Jalla! Jalla!, che trattava il tema dei Nuovi Muri, e ringrazio gli autori e i conduttori.

Come dice la pagina della trasmissione, è stato un giro del mondo, passando dalla caduta del Muro di Berlino, all’Europa, ai Balcani, ai muri delle favelas di Rio de Janeiro, trattando poi anche i nuovi divieti che lì stanno emergendo. Una gran bella trasmissione!

Questo è il link della trasmissione (1 dicembre)

http://mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/jalla/

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OB il lungo 89Si svolge questo fine settimana a Trento la conferenza internazionale “Il lungo ’89. Balcani e Caucaso tra aspettative e disincanto dopo la caduta del Muro di Berlino”, che rappresenta il convengo annuale di Osservatorio Balcani e Caucaso.
Io ho l’onore di essere tra i relatori, ma l’interesse del programma va ben oltre la mia presenza.

Vi segnalo la pagina dell’evento sul sito di OB, dove trovate tutte le informazioni, il programma, le indicazioni e il dossier sul tema. Faccio presente che nei giorni del convegno sarà possibile accedere direttamente dalla homepage del sito alla diretta web del convegno.

Ecco l’introduzione sal sito:

“Sono trascorsi vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, evento che ha portato alla fine della divisione in Europa, rappresentato la promessa di una pace duratura nel continente e rilanciato il processo di allargamento dell’Unione europea.

Il convegno «Il lungo ’89» è dedicato alla riflessione sulle transizioni post-comuniste nei Balcani e nel Caucaso, sulle aspettative sorte con la fine della Guerra fredda, sulle delusioni maturate in seguito, sui processi di cambiamento ancora in atto e sulle possibilità di rilancio di un comune progetto politico europeo.

La prima giornata di lavori sarà dedicata alla riflessione sulle lunghe transizioni nelle due regioni, le frammentazioni nazionali, il ritorno della guerra in Europa e il processo di integrazione europea. Il secondo giorno approfondirà le relazioni di cooperazione e solidarietà che legano comunità e territori prima divisi dalla cortina di ferro”

IL LUNGO ’89

Trento, 13 – 14 Nov 2009

Indirizzo: Sala di Rappresentanza, Palazzo della Regione, Piazza Dante 16

Organizzato da: Osservatorio Balcani e Caucaso e Regione autonoma Trentino – Alto Adige; in collaborazione con Tavolo Trentino con il Kossovo; con il sostegno di Provincia autonoma di Trento

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