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Archive for giugno 2009

Oggi permettetemi un piccolo commento sulle tracce uscite per la prova scritta di italiano dell’esame di Maturità, e in particolare su quella che richiama la caduta del Muro di Berlino.

Il testo della traccia della prova è il seguente:

Con legge n. 61 del 15 aprile 2005, il 9 novembre è stato dichiarato «Giorno della libertà», “quale ricorrenza
dell’abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di
democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo”.
A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, il candidato rifletta sul valore simbolico di quell’evento ed
esprima la propria opinione sul significato di “libertà” e di “democrazia
”.

A parte che mi sembra molto scontato un tema sulla caduta del Muro a vent’anni dall’evento, ma questo non è un problema, anzi, è una nota positiva e, chissà, forse ben accolta dagli studenti che magari se lo aspettavano.

La notizia invece mi fa sorgere alcune domande. Non conosco molto bene i programmi attuali di storia delle scuole superiori, ma tradizionalmente i docenti più bravi arrivano forse alla Seconda Guerra Mondiale. Quante sono allora le classi in Italia che hanno trattato la caduta del Muro di Berlino?

Sarei davvero curioso di leggere i temi dei ragazzi, perchè sapere cosa hanno scritto sarebbe molto interessante per capire che impatto ha quell’evento nelle coscienze dei giovani. Perchè, in fondo, anche per la mia generazione e forse ancora per qualcuno più giovane, si è trattato davvero di un fatto epocale, di una svolta storica che percepisci subito nel momento in cui la vivi. Per i più giovani invece, nati dopo il 1989, la percezione è naturalmente molto diversa, e, questa è una mia impressione personale, appare indebolita dai fatti successivi la reale portata di speranza per un mondo nuovo che ha accompagnato la caduta del Muro. Nelle nostre scuole si parla del valore e delle conseguenze di questo evento?

Per queste riflessioni, che sto quasi scrivendo ragionando a voce alta, mi vengono ancora più perplessità sull’intera traccia, quando si chiede agli studenti di discutere di “libertà” e “democrazia” a partire dal valore simbolico di quell’evento. Può una preparazione data dai programmi scolastici permettere di riflettere davvero su questi temi, che mi sembrano lontani anche dall’approfondimenti di molti corsi universitari?

Non è una critica fina a se stessa la mia, e queste perplessità rafforzano la mia curiosità di vedere questi temi, di poterli leggere, anche per capire meglio come noi adulti possiamo parlare alle nuove generazioni.

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memoria_jasenovac_fioreRicordare cosa e come? E soprattutto, ricordare per chi?  quali percorsi di ricomposizione e di riconciliazione ci sono e quanto riescono ad essere incisivi? è possibile lavorare sulla verità e la giustizia in modo oggettivo senza essere considerati nemici o, peggio, traditori?

Queste sono le domande di fondo che hanno accompagnato il mio viaggio (organizzato da Mauro Cereghini della Fondazione Langer, e fatto con lui e insieme a Carla Giacomozzi dell’archivio storico della città di Bolzano e Sonja Cimadom volontaria dell’Operazione Colomba)  in alcuni dei luoghi della memoria dei Balcani, nelle città, nei siti, nei memoriali, anche attraverso le parole delle persone e le attività delle associazioni che si occupano di questi temi.

Jasenovac e Donja Gradina, Osijek, Vukovar, Sarajevo, Srebrenica e Tuzla… Abbiamo visitato i luoghi delle maggiori tragedie del ‘900 cercando di capire che significato hanno oggi quei luoghi e che cosa si sta facendo sul tema della memoria. Sono partito con delle domande e sono tornato con molte più domande alle quali provare a dare risposta, sebbene sempre parziale.

Memoria e riconciliazione o memoria e divisione? Questa la domanda principale con la quale sono tornato, continuando a pormela a casa mia, a Trieste, dove il ricordo dei fatti del ‘900 continua a essere una frattura difficile da sanare. La “battaglia della memoria”, potremmo chiamarla così, la tendenza del conflitto a lasciare anche nel ricordo contrasti, contestazioni, riconoscimento e negazione.memoria_srebrenica_nomivittime_memorialpotocari

Il viaggio ha posto almeno tre questioni fondamentali:

  1. Da un punto di vista di dettaglio di racconto e di contenuti di immagini (violenza, deportazioni, esecuzioni di massa, conflitto armato), esiste un livello giusto e un modo corretto di rappresentazione della memoria di un luogo e dei fatti accaduti?
  2. Anche in un percorso di reciproco riconoscimento delle vittime, il genocidio sta ad un livello superiore e finisce con l’identificare tout court un popolo come carnefice e uno come vittima?
  3. Quale è il possibile intervento in un contesto, come quello dei Balcani, nei quali una delle implicazioni della battaglia delle memorie è che non si gioca solo a scala locale ma anche su una scala geopolitica regionale?

memoria_tuzla_monumentostudentiPer i temi di questo blog poi diventa fondamentale capire, dall’analisi delle attività che le persone e le associazioni incontrate promuovono nel campo della pace, riconciliazione, memoria e verità, quale sia il rapporto che in questo ambito c’è tra luoghi fisici (macerie, siti, memoriali) e memoria, tra persone, luoghi e eredità del trauma. Il rapporto è stretto, ma come sempre si intrecciano in modo significativo elementi materiali e immateriali: così i luoghi diventano territorio di identità anche con le attività delle associazioni, anche i programmi educativi nelle scuole (spesso divise) e nelle istituzioni (musei, memoriali, etc), anche con le narrazioni personali, che hanno un impatto fondamentale nella scomposizione e ricomposizione delle memorie individuali e collettive.

Tra le cose che abbiamo visto:

Complesso di Jasenovac – Donja Gradina, diviso dalla Sava e ora in due stati diversi, con due modi diversi di ricordare e con una ricostruzione minima dei luoghi.

Vukovar, con il suo memoriale, le croci, le bandiere, ma anche con le sue rovine che ancora caratterizzano il centro storico.

Sarajevo, di cui ho già detto nel post precedente, con i suoi monumenti, restauri, rinnovamento e cambiamento.memoria_srebrenica_memorialpotocari

Srebrenica, luogo simbolo, che è un “concentrato”, o come ha detto Mauro è un “teatro”, memoria e rappresentazione di tutto ciò che sono state le guerre balcaniche ma anche di ciò che ne è seguito, tra ricordo, divisione, ricostruzione, cooperazione, presenza internazionale…

Per ora qui mi limito a questi spunti, e ad alcune immagini, perché il tempo di elaborazione delle cose viste deve essere più lungo (e lento forse..), anche solo per dare coerenza ai tanti appunti con i quali sono tornato. Proverò a riprendere in seguito qualche riflessione specifica.

memoria_jasenovac_nomivittime

memoria_jasenovac_piantacampomemoria_donjagradina_lapidesito

memoria_vukovar_centromemoria_vukovar_memorialmemoria_vukovar_memorial_monumento

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Eccomi tornato dopo quasi un mese, dopo un paio di bei viaggi, tra Romania, Serbia, Croazia e Bosnia, dei quali cercherò di riportare qui qualche notizia, riflessione, immagine…

Sarajevo_parlamento_09Sono finalmente tornato a Sarajevo. Sarajevo sta cambiando. Si sta riprendendo, si recupera, si rinnova, è dinamica, pur nel suo ritmo ammaliante balcanico-ottomano. Ma cosa è Sarajevo oggi?

Ho affermato più volte nei miei articoli che la guerra ha cambiato le città dei Balcani. Possiamo affermare che le città hanno subito una vera e propria rivoluzione al contrario, perdendo il loro carattere cosmopolita, multiculturale, di pluralità e multi-presenze. Ciò è avvenuto attraverso processi di omogeneizzazione sociale, una radicalizzazione dell’appartenenza che ha determinato una semplificazione della composizione sociale. E questo nelle città determina un’occupazione iconografica dello spazio urbano e del paesaggio in generale, con una sovrapposizione di cittadinanza e nazionalismo. (altro…)

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