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Posts Tagged ‘Crisi urbane’

Le città italiane si stanno evolvendo tra non luoghi e superluoghi. Almeno questa sembra essere l’immagine che emerge dal rapporto 2008 della Società Geografica Italiana, intitolato “L’Italia delle città. Tra malessere e trasfigurazione”. I due termini usati sono di per sé già molto indicativi.

societa-geografica-italianaMentre da mesi ormai stiamo parlando di città in crisi e delle ricadute della crisi economica nella vita delle città, questo studio sullo stato delle città in Italia non ci dà certo segnali incoraggianti. Almeno questa è l’interpretazione che ne do io, rispetto ad alcuni elementi che vi accenno qua sotto.

Il rapporto (anche se, ammetto, non ho avuto ancora l’opportunità di leggerlo nella sua interezza) conferma una tendenza chiara da alcuni anni, e cioè che l’inurbamento del pianeta, e anche del nostro paese, è un processo ormai inarrestabile: la città e “l’urbanità” è caratteristica della contemporaneità, tanto che si parla di ambiente urbano anche per molte parti del territorio che non sono città.

L’altro aspetto che emerge è che l’evoluzione più recente delle città italiane è un’evoluzione prevalentemente di non-luoghi, o di superluoghi, come si è iniziato a chiamarli adesso. (altro…)

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Anche Las Vegas è in crisi.
Come molte città degli Stati Uniti, città simbolo e città marchio, anche la capitale del gioco d’azzardo è in crisi. Così dopo città come Detroit e Chicago, ora tocca anche a Las Vegas vedere indebolita la sua forza e la sua identità.

La recessione significa crisi di identità per Las Vegas, così titola un articolo di AP pubblicato pochi giorni fa sul sito di MSNBC (Slump means identity crisis for Las Vegas). Anche la Sin City del mondo ora è in un limbo: cantieri chiusi e grandi progetti fermi. E forse questo ha ancora maggiore forza evocativa della crisi rispetto alla situazione di altre città, perchè Las Vegas non è un posto come gli altri, non è una posto “normale”, ma è un’idea di città. L’articolo linkato qui sopra dice infatti che “This is not just a place people are born and live. Las Vegas is an enterprise“.

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Dello stesso tono un articolo uscito su Corriere.it, che titola “Las Vegas, il declino del sogno”, che sottolinea come la città occupa un posto unico nell’immaginario collettivo, e quindi “Più che una città, Las Vegas è da sempre uno state of mind“.

Appare sempre più evidente che lo sviluppo che pareva inarrestabile ormai deve essere ripensato. E ciò non vale solo per Las Vegas, o per altre città simbolo, ma per la società intera e per l’organizzazione che si è data fino ad ora. L’azzardo non erano solo i casinò e i matrimoni lampo di Las Vegas, ma un’intero modo di vedere lo sviluppo. Le città hanno sempre rappresentato il luogo del progresso e anche quello delle crisi e dalle città deve ripartire una idea nuova di futuro.

Il problema, secondo me, è capire quanto si sarà capaci di trovare scelte condivise, oppure quanto si opterà per il “si salvi chi può”, e allora ogni città lavorerà per se stessa. Chi sopravviverà avrà un futuro, gli altri indietro.

Dopo il ritorno dello Stato-nazione assisteremo al ritorno delle Città-Stato?

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Dire che l’avevamo quasi anticipato con il post di pochi giorni fa è troppo, ma sicuramente la notizia di oggi non ci coglie di sorpresa. E il titolo di questo post ribalta il titolo di quel post, indicando volutamente il fatto che, quando la crisi colpisce le aziende più rappresentative di una città, colpisce le città stesse e i loro simboli di sviluppo.

nyt-grattacielo1E così dopo la crisi dell’auto a Detroit, di cui magari scriverò a breve, in questi giorni fallisce l’editoria, tanto che, come riportano i giornali italiani, il New York Times è stato costretto ad ipotecare il nuovissimo grattacielo di 52 piani da poco realizzato dal grande architetto Renzo Piano sulla Ottava Avenue.

Il grattacielo nuova sede del New York Times ha avuto grande risalto perchè è stato il primo a sfodare la “architettura della sicurezza” frutto della paura dopo l’11 settembre 2001. Un grattacielo luminoso, di più di 300 metri, con un materiale che filtra la luce del sole permettendo una distribuzione omogenea della luce, dando l’idea di trasparenza e leggerezza.

Un grattacielo simbolo insomma, per la qualità dell’edificio ma anche per il messaggio di speranza e di futuro per New York.

Ma se, come ha detto Piano all’inaugurazione, questo grattacielo “è lo specchio di New York“, oggi possiamo dire che è lo specchio della crisi, che è anche delle città e delle loro economie.

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